Nelle precedenti puntate:
Episodio pilota
Episodio No. 1
Episodio No. 2
Il segreto di un buon White russian è che il liquore al caffè sia amaro al punto giusto.
L'equilibrio dei sapori è importante.
Quando da mesi mangi solo roba gelida, l'equilibrio dei sapori è solo un ricordo sfocato.
Solo un ingrediente del White russian, ormai, era di facile reperimento. Il ghiaccio.
Nelle settimane successive al ritrovamento del cadavere di Carlo, pur essendo molto turbato, non mi ero mai posto troppe domande. Quelle sono arrivate in seguito, quando è tornata la neve.
Come faceva ad avere la testa mozzata così di netto?
Era stato ucciso?
Chi poteva avere interesse ad uccidere un uomo come lui?
Siamo abituati ad immaginare la fine del mondo con gli occhi dell'ultimo sopravvissuto o del salvatore. Siamo stati abituati così dalla maggior parte della letteratura e della cinematografia catastrofiche.
Anche quando l'eroe di turno ci viene presentato nel suo "ambiente famigliare", sappiamo che quasi certamente compirà qualche gesto magnifico che, oltre a salvare i suoi cari, porterà alla sopravvivenza dell'intero genere umano.
Ma, soprattutto, l'eroe arriverà a scoprire la causa della fine del mondo.
Perché è un eroe sapiente e rassicurante.
Io non sapevo e non so una sega. Il problema di ogni giorno è arrivare a domani.
Un tempo pensavo di non essere troppo interessato a vivere. Forse era vero.
Ma - dio! - quanto mi interessa, invece, sopravvivere!
Fuggire altrove era la soluzione di molti. Emigrare verso sud. Una ironica inversione di ruoli. Ma il freddo stava avanzando giorno dopo giorno, trovare un biglietto aereo per i paesi caldi era sempre più difficile ed io, personalmente, non mi ero nemmeno posto il problema di spostarmi. Forse perché ero poco lungimirante. Oppure lo ero davvero molto.
(Girava voce - non confermata - che da qualche parte in Russia stessero provando la soluzione estrema di fare esplodere qualche atomica per contrastare l'improvviso calo di temperature. Altri, sostenevano che proprio gli esperimenti "dei sovietici" avessero causato quel mutamento climatico. Quando qualcuno mi rivelava questi "segreti", rispondevo impassibile: "Ho letto che in realtà sono stati gli americani".
Ad ogni panzana corrisponde una repanzana uguale e contraria.)
Non volevo finire come Carlo anche se non sapevo come avesse fatto Carlo a finire in quel modo.
Di Carlo sapevo solo che era solo. Ed io non dovevo più essere solo.
La soluzione al problema era molto semplice. Offrire ospitalità in cambio di compagnia. Il mio appartamento non poteva più contare sul riscaldamento a gas (i rubinetti erano stati chiusi quasi subito), ma erano comunque quattro mura che rendevano il freddo un po' meno freddo.
Antonio, Luca ed Angelo erano senzatetto e conoscevano Carlo. Li ho incontrati alla spartana celebrazione funebre che la parrocchia era riuscita ad imbastire.
I patti, però, dovevano essere chiari: il loro stile di vita non sarebbe sceso a compromessi. Ognuno libero di andare e venire.
Ma di certo non chiedevo una famiglia, io che non ne avevo mai avuta una.
Arrivati nell'appartamento, Luca annunciò che voleva celebrare il momento. Scomparve in cucina per alcuni minuti e tornò con quattro bicchieri di un liquido opalescente e cremoso su cui galleggiavano alcuni cubetti di ghiaccio.
"Il segreto di un buon White russian - sentenziò - è nel credere che quello che stai bevendo sia un buon White russian".
Leggi l'episodio finale.
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venerdì 25 maggio 2012
giovedì 2 febbraio 2012
White end - Episodio pilota
Ho commesso il mio primo omicidio 6 mesi fa. Per fame. No, non per mangiare la mia vittima.
Non ero ancora cannibale allora.
Per accaparrarmi l'ultimo pacco di biscotti di quel maledetto supermercato di periferia.
Non volevo ucciderlo.
Una cosa del genere, un tempo, l'avrei definita "preterintenzionale".
Oggi li chiamiamo incidenti.
Anche quando incidenti non sono.
Quel giorno, invece, giuro su dio che volevo solo quei dannatissimi biscotti.
L'ho spinto giù dalla scaffalatura.
E deve essersi rotto l'osso del collo o qualcosa del genere.
In tutta quella confusione non se n'è accorto nessuno, ma se anche qualcuno ci avesse visti, se ne sarebbe tranquillamente fottuto.
Non so nemmeno perché le scrivo queste cose: quelli che sono ancora vivi le conoscono già.
Per i posteri? Sappiamo tutti che non ci saranno posteri. Non umani almeno.
Forse le scrivo per ricordarmi com'è cominciato, com'è che abbiamo perso lentamente ogni briciolo di umanità.
È iniziato tutto con una giornata di neve. Il 31 gennaio 2012.
I primi giorni, per tutti il danno più grave era la sospensione del campionato di serie A.
Che stronzi che eravamo.
Secondo il meteo "la perturbazione anomala" sarebbe durata "una decina di giorni al massimo."
Cazzate.
"Beh, prima o poi dovrà smettere di nevicare" dicevano tutti.
Ne Il Corvo, il protagonista sentenziava: "Non può piovere per sempre!" (It can't rain all the time).
Ma può nevicare per sempre?
Il mio barbiere - quando mi curavo di avere un barbiere - mi raccontava sempre questa storiella:
- Mentre Noé costruiva la sua Arca, continuando a lavorare anche sotto la pioggia insistente, gli altri uomini lo deridevano per la sua pervicacia: "Noé, pensa piuttosto a trovarti un riparo: non pioverà per sempre."
Ed ogni volta, pazientemente, Noé rispondeva: "Forse no, ma può piovere abbastanza."
Continua ... Episodio No. 1
Non ero ancora cannibale allora.
Per accaparrarmi l'ultimo pacco di biscotti di quel maledetto supermercato di periferia.
Non volevo ucciderlo.
Una cosa del genere, un tempo, l'avrei definita "preterintenzionale".
Oggi li chiamiamo incidenti.
Anche quando incidenti non sono.
Quel giorno, invece, giuro su dio che volevo solo quei dannatissimi biscotti.
L'ho spinto giù dalla scaffalatura.
E deve essersi rotto l'osso del collo o qualcosa del genere.
In tutta quella confusione non se n'è accorto nessuno, ma se anche qualcuno ci avesse visti, se ne sarebbe tranquillamente fottuto.
Non so nemmeno perché le scrivo queste cose: quelli che sono ancora vivi le conoscono già.
Per i posteri? Sappiamo tutti che non ci saranno posteri. Non umani almeno.
Forse le scrivo per ricordarmi com'è cominciato, com'è che abbiamo perso lentamente ogni briciolo di umanità.
È iniziato tutto con una giornata di neve. Il 31 gennaio 2012.
I primi giorni, per tutti il danno più grave era la sospensione del campionato di serie A.
Che stronzi che eravamo.
Secondo il meteo "la perturbazione anomala" sarebbe durata "una decina di giorni al massimo."
Cazzate.
"Beh, prima o poi dovrà smettere di nevicare" dicevano tutti.
Ne Il Corvo, il protagonista sentenziava: "Non può piovere per sempre!" (It can't rain all the time).
Ma può nevicare per sempre?
Il mio barbiere - quando mi curavo di avere un barbiere - mi raccontava sempre questa storiella:
- Mentre Noé costruiva la sua Arca, continuando a lavorare anche sotto la pioggia insistente, gli altri uomini lo deridevano per la sua pervicacia: "Noé, pensa piuttosto a trovarti un riparo: non pioverà per sempre."
Ed ogni volta, pazientemente, Noé rispondeva: "Forse no, ma può piovere abbastanza."
Continua ... Episodio No. 1
lunedì 23 gennaio 2012
Eve of Destruction
L’apocalisse affondò le sue origini nell’edonismo.
Il verbo del club Dìas como Diòs di Buenos Aires scoccò come una freccia al curaro dell'ultimo Waorani e avvelenò il mondo. Era luglio e nel misero tempo di una settimana miliardi di individui armati e convinti avevano scelto di vivere gli ultimi sei mesi della loro vita “da Dio”.
La scientifica certezza che StarOne, l’asteroide ginormico proveniente da Galaxia, avrebbe impattato la Terra era notizia di qualche giorno: nessuno avrebbe salvato le penne. Nessuno.
Cercare di vivere alla grande gli ultimi sei mesi di mondo parve subito una decisione inevitabile per molti.
Seguirono gli assalti a tutto, si cominciò dalle banche e dagli ipermercati per finire con le fattorie e le fabbriche di cioccolato.
Nel giro di due settimane il denaro perse completamente il suo valore. Le riserve auree furono depredate dall’interno, ma l’oro valeva meno del letame.
I buoni e gli onesti, gli ultimi, diventarono i più perfidi e malvagi, e si scatenò una sorta di tutti contro tutti che portò all’abbrutimento totale. Individui contro individui, paesi contro paesi. Sgarbi e vendette si susseguirono in un ciclo inarrestabile.
Niente serviva a niente. Alimentarsi e fare l’amore dentro a un concerto detonante di bombe era tutto quello che restava da fare.
Un’escalation rapida di distruzione provocò infine La Nube, un composto chimico letale che avvolse il pianeta in un venefico abbraccio.
L’ultimo esemplare della razza umana, Tetsuya Watanabe, morì asfissiato nel suo rifugio antiatomico il 20 dicembre 2012.
Il giorno successivo lo StarOne, proiettato a mille sul cielo antartico, fu inghiottito da un buco spazio tempo, manco fosse una mentina, e sparato in una dimensione confinante ma remota dove mise fine al dominio dei grandi rettili. Per sempre, e mai.
La razza vivente più evoluta sul pianeta risultarono essere i pesci. Avrebbero dovuto applicarsi con pazienza e determinazione, sviluppare cellula a cellula di nuovo i polmoni e poi ricreare ancora quelle buffe appendici podaliche. Ci sarebbero voluti milioni di anni, sì, ma da qualche parte, un giorno, si sarebbe visto ancora un uomo, questo era certo. Un uomo piegato su un foglio, a studiare il rapporto irragionevole tra la circonferenza di un cerchio e il suo cazzo di diametro.
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Questa session di musica e parole partecipa al Premio Gigi Reder
come anche:
Sembrava un gioco - by lillina
California Dreamin' - by melusina
We take care of our own - by giodoc
Poi - by la donna camel
Emozioni - by melusina
Il disadorno arredo dell'amore - by dario
Il cielo sopra Milano - by rory
La banda degli ifoughthelaw - by cielo
Ho giocato a calcio - by hombre
venerdì 13 gennaio 2012
CONTO...DA DOVE?
Scusate, ma da brava pignola vorrei far notare che il conteggio alla rovescia qui a destra si riferisce all'ora italiana...non sarebbe più corretto usare quella messicana?
Come si ponevano i Maya di fronte ai fusi orari?
E quando questa fine del mondo è stata "rivelata" c'era l'ora legale o era quella solare?
E la ricetta delle tortillas era ancora quella di oggi?
Ma soprattutto sarà presto per prenotare al ristorante messicano?
Come si ponevano i Maya di fronte ai fusi orari?
E quando questa fine del mondo è stata "rivelata" c'era l'ora legale o era quella solare?
E la ricetta delle tortillas era ancora quella di oggi?
Ma soprattutto sarà presto per prenotare al ristorante messicano?
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